La storia del calcolatore

05.05.2020

In meno di 70 anni, siamo passati a dei calcolatori grandi quanto un'intera stanza, a delle piccole scatolette che portiamo ogni giorno con noi, migliaia di volte più potenti del computer che ha mandato gli astronauti sulla Luna. Dove e quanto lontano arriveremo?

Scritto da Marco Castiglia 

5 min.


Sfatiamo intanto un mito: i computer, intesi come calcolatori, non sono stati ideati il secolo scorso.

All'inizio del '900, precisamente il 17 maggio 1902, vicino all'isola di Cerigotto (Anticitera), tra il Peloponneso e Creta, fu localizzato il relitto di un'antica nave romana. Durante la riesumazione dei diversi reperti, ne venne alla luce uno alquanto interessante: si trattava di un congegno principalmente costituito in rame, i quali ingranaggi erano andati corrosi.

Mediante una minuziosa opera di restauro, man mano che si procedeva, ci si rendeva conto che esso era una macchina complessa, che permetteva di riprodurre il moto dei pianeti attorno al Sole e le fasi lunari. Il meccanismo è molto articolato (arrivando ad avere pure 5 ingranaggi in 7 mm), tanto che venne ipotizzato fosse stato costruito di recente, anche se dopo tutte le perizie e gli esami sui reperti, si accertò la sua origine attorno al 150-100 a.C..

Venne usato anche per indicare esattamente le date delle Olimpiadi e dei giochi panellenici associate (Focus.it). Per quanto riguarda i calcoli in generale, si potrebbe risalire benissimo all'abaco, come più antico strumento usato dall'uomo in tal senso.

Nel Medioevo poi, avremmo visto uno sviluppo e un bisogno di strumentazioni soprattutto tra marinai, come ad esempio con l'invenzione dell'astrolabio, tramite il quale era possibile localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti come il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle; oppure determinare l'ora locale conoscendo la latitudine, o viceversa.Nel corso dell'età moderna avremo poi Nepero, Wilhelm Schickard, William Oughtred, Blaise Pascal, che diedero un notevolissimo contributo nella creazione di macchine di calcolo complesse, rendendo immediati calcoli matematici, o anche Wilhelm von Leibniz, che inventó una macchina capace di moltiplicare e dividere.

Tra le prime macchine in grado di eseguire i calcoli in modo automatico attraverso ingranaggi meccanici mossi da contrappesi, figura anche quella inventata e realizzata nel 1709 dal veneziano Giovanni Poleni.

Giungeremo così all'800, dove iniziarono a prendere piede i primi calcolatori con sistema di elaborazione basata sul sistema numerico binario a schede perforate.

La Macchina Analitica
La Macchina Analitica

Fu proprio in questa direzione, che nel 1833 Charles Babbage progettò la macchina analitica, il primo vero calcolatore programmabile, in senso moderno, della storia. Venne realizzato solo il mulino, la ALU, ma non ne fu mai realizzato un prototipo completo. Era il primo esempio di un progetto di macchina dotata di un'unità di memoria ed un'unità di calcolo.

Nel 1842 la contessa di Lovelace, Ada Byron, figlia del poeta Lord Byron, scrisse i primi programmi della storia pensati per la macchina analitica di Babbage.

Nel 1854 il maestro di scuola elementare irlandese, George Boole, inventò il codice binario, dando così alla luce l'Algebra Booleana.

Era un periodo di grandi innovazioni e cambiamenti, sia dal punto di vista sociale, con lo scoppio della prima guerra mondiale, e vent'anni dopo, la seconda; tecnologico, con il successo del telegrafo e del cinema, oltre alle migliorie notevoli che erano state introdotte nel settore dei trasporti.

Nel 1932, venne ideato il Memex (Memory Expansion), il quale doveva permettere all'utente, di "espandere la propria memoria" riuscendo a registrare libri, un archivio e molto altro. Venne inventato dallo scienziato e tecnologo statunitense Vannevar Bush negli anni trenta e mai realizzato, da molti considerato il precursore del personal computer e degli ipertesti.

Negli anni corrispondenti alla seconda guerra mondiale, vennero impiegate ingenti risorse nella ricerca e nell'ideazione di molte macchine per la decodificazione dei messaggi tedeschi o come calcolatrici per calcoli matematici. Ricordiamo quindi l'ABC (1939), lo Z3 (1941), l'Harvard Mark I (1943), Il Colossus (1944).

Scorrendo il XX secolo, avremo moltissime altre innovazioni, che andranno sempre di più integrando la relazione uomo-macchina. Ricordiamo l'Olivetti Programma 101, che veniva definito al tempo da giornali e riviste un desktop computer in quanto disponeva delle principali caratteristiche dei grandi computer dell'epoca, anticipando notevolmente i tempi, per la sua grande semplicità di programmazione e di utilizzo.

Verso la fine degli anni '70 e inizio degli anni '80, i computer cominciarono ad avere una maggiore diffusione nel privato, grazie alla progressiva semplificazione dell'utilizzo delle interfacce e delle periferiche, oltre alla riduzione dei prezzi, con la conseguente maggiore accessibilità ad un più grande mercato.

Particolarmente popolare, saranno i pc IBM a farla da padroni anche se il loro costo era elevato, piazzandosi all'incirca a 3000 dollari. La capacità di elaborazione bassa, la possibilità di gestire grosse moli di dati era legata all'acquisto di costosissimi dischi rigidi, o unità a nastro esterne. D'altra parte era una macchina solida e affidabile, che godeva di assistenza tecnica; era espandibile tramite un bus interno per schede di espansione, caratteristica che oltre al PC IBM solo l'Apple II allora possedeva. In una parola, mentre il resto degli home/personal computer di allora non riusciva a scrollarsi di dosso una certa immagine da "tecno-giocattoli", il PC IBM nasceva invece come una macchina "seria", con cui poter lavorare.

Seguiranno così molte innovazioni, come ad esempio quelle apportate al Macintosh dell'84. Esso ebbe una notevole popolarità, data dal fatto che vennero per prime introdotte nuove icone metaforiche in un'interfaccia più user-friendly, aprendo così il mondo dei pc anche a chi non mastica molto di informatica.

Più tardi, nel 1985, esordì ufficialmente Windows, un'interfaccia grafica che avrebbe applicato al suo sistema operativo MS-DOS che era venduto con i PC IBM e compatibili dal 1981. Microsoft aveva creato l'interfaccia utente, all'inizio conosciuta col nome Interface Manager, seguendo i prototipi di interfaccia grafica della Xerox e seguì la strada intrapresa dalla Apple con il suo Macintosh.

Negli anni '90 nacque Linux, un sistema operativo completamente libero, che riprendeva la struttura e la sintassi di Unix, che al contempo, era invece proprietà della Bell Laboratories, e la licenza sempre più costosa, ne ostacolò la diffusione.

Vedremo poi nei successivi anni, come vi sarà sempre un maggior sviluppo per quanto riguarda WindowsOS e MacOS, i quali diventeranno i principali sistemi operativi dei personal computer di tutto il mondo, oltre gli open-source Linux (uno fra i tanti: Ubuntu Linux, molto semplice da usare e totalmente gratuito).

Con l'avanzamento della tecnologia, arrivarono così anche i primi smartphone e tablet, i quali sistemi operativi volevano essere principalmente proiettati sulla semplicità e sulla mobilità del "computer" stesso. Avremo notevoli miglioramenti di questi: da processori sempre più potenti, a schermi sempre più grandi e accurati, a software sempre più stabili.

La tecnologia ormai invade tutti gli aspetti della nostra vita: dal lavoro allo svago, in casa o nelle automobili, i computer tendono sempre di più a provvedere per noi che il contrario. Chissà dove realmente potremo spingerci, oltre a immaginarci un futuro completamente informatizzato.

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